La camera oscura

IMMAGINI NELLA CAMERA OSCURA (UNA VARIANTE DEL MITO DELLA CAVERNA)

Ai fini della nostra “messa in scena” ci siamo permessi di immaginare una variante al racconto di Platone, immaginando che i prigionieri non siano per nulla soddisfatti del loro stato e che vedano la liberazione del loro compagno come un ingiusto privilegio. Uno di loro, il più vicino alla parete della caverna, come l’abate Faria nel Conte di Montecristo, ha cominciato da tempo a scavare nella roccia per aprire almeno uno spiraglio verso il mondo esterno.

Quando finalmente lo spiraglio si apre, un fiotto di luce entra a rischiarare l’oscurità, ma la sorpresa più grande consiste nel fatto che nuove ombre si formano e si muovono sulle pareti della caverna.

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A differenza delle ombre  queste non sono un semplice contrasto di chiaro e scuro, ma sono colorate e ricche di dettagli, e per giunta, sono anche rovesciate!

Si tratta di una esperienza che riserva sempre una certa emozione e meraviglia, anche negli adulti. ( “ E’ meglio dell’I-Pad” ha esclamato un ragazzo della scuola Media di Grottazzolina, probabilmente per l’emozione di una partecipazione diretta al fenomeno).

Significativa, a tale proposito, è la descrizione che Giovanni Battista Della Porta fa di questa esperienza nella sua opera fondamentale Magiae Naturalis  pubblicata a Napoli nel 1558 e riedita in italiano nel 1579 col titolo Della magia naturale .

Nel Capitolo VI del Libro XVII è contenuto un paragrafo intitolato

“ Per vedere quelle cose in oscuro in una camera, che sono fuori illuminate dal sole, e con i suoi colori “ nel quale si descrive come allestire la camera oscura.

E’ bisogno che prima chiudiate le fenestre della camera, e sarìa ancor meglio, se si turassero tutte le fessure, che non entrasse alcun lume dentro, e distruggesse tutta l’apparenza, buserai una fenestra, farai il buco della grossezza di un dito per lungo e per largo, sopra vi accomoderai una tavoletta di piombo, ovvero di rame, e ce la incollerai , della grossezza di un cartone, nel cui mezzo farai un buco rotondo della grossezza del dito piccolo della mano, all’incontro vi porrà lenzuola bianche o panni biancheggiati, ovvero una carta, così tutte le cose che di fuori sono illuminate dal sole, le vedrai dentro, vedrai coloro che passeggiano per le strade, rivolti con la testa in giù come antipodi, e le cose destre apparire sinistre, e tutte le cose rivoltate, e quanto più saranno distanti dal buco, tanto più appariranno grandi ( si intende allo schermo che viene allontanato dal foro , ndr; ). Se tu avvicinerai una carta, o lenzuolo bianco, le imagini si vedranno minori, ma più chiare; ….

L’esperienza descritta dal Della Porta può essere facilmente riprodotta nella nostra aula oscurata, aprendo un piccolo spiraglio nei pannelli oscuranti che avremo predisposto fin dall’inizio. Per le nostre osservazioni potremo servirci oltre che delle pareti dell’aula, anche di uno schermo di carta traslucida (come quella che abbiamo usato per le ombre), posto nelle vicinanze del foro.

I nostri alunni-prigionieri cominceranno così a familiarizzare con questo nuovo tipo di ombre, che saranno portati a chiamare piuttosto “immagini”, perché in esse riconosceranno una somiglianza ancora più completa con gli oggetti esterni, dei quali riproducono non solo il profilo ( come le ombre) ma anche i minimi dettagli.

Vale la pena di riassumere e sottolineare le caratteristiche di queste immagini:

1) Le immagini sono rovesciate (alto-basso, destra-sinistra).

2) Le immagini si ingrandiscono quando si allontana lo schermo dal foro e si rimpiccoliscono quando viene avvicinato.

3) Quando le immagini si ingrandiscono, diventano meno nitide; quando si rimpiccoliscono diventano più nitide.

4) Quando il foro viene allargato le immagini diventano più luminose, ma meno nitide; quando il foro si restringe, diventano meno luminose, ma più nitide. In entrambi i casi, però, la loro dimensione non subisce variazioni apprezzabili.

Questo ultimo aspetto, in particolare, è tutt’altro che scontato. Esistono, infatti, radicate convinzioni di senso comune che è necessario portare alla luce e mettere in crisi, se si vuole sgombrare la strada che porta ad una visione più consapevole.

Vale la pena di dedicare il paragrafo successivo all’esame di queste convinzioni.

 

 

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