Cos’è il virtuale? (P.Levy)

COS’E’ IL VIRTUALE?  (Pierre Levy)

Se il virtuale non è opponibile al reale, dal momento che entrambi posseggono, seppure in misura diversa, quei caratteri di realtà rappresentati in modo equivalente da materia ed energia, quali saranno gli elementi che lo definiscono ?

VIRTUALE_LEVYPer cercare di rispondere a questa domanda riprendiamo l’analisi che Pierre Lévy sviluppa nella sua opera dedicata al virtuale ( Il virtuale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1997).

Si tratta di una analisi estremamente raffinata e complessa che meriterebbe una presentazione molto più ampia di quella che siamo in grado di fare nei limiti di questa pubblicazione; ci sono tuttavia due aspetti particolarmente rilevanti ai fini del nostro discorso.

In primo luogo risulta chiaramente confermato lo stretto legame esistente tra i processi di virtualizzazione e le concrete attività materiali, sociali e culturali che l’uomo ha intrapreso nel corso del suo sviluppo evolutivo.

In particolare l’autore prende in esame le tre virtualizzazioni che a suo parere hanno maggiormente caratterizzato l’umanità: il linguaggio, la tecnica ed il contratto sociale. Riguardo a questo aspetto riportiamo la sintesi che Lévy riporta nel paragrafo dedicato al ruolo del linguaggio, della tecnica e delle istituzioni nell’esercizio dell’intelligenza individuale e collettiva (pagg. 89 – 91)

Noi non pensiamo mai da soli, ma sempre nel contesto di un dialogo a due o più voci, reale o immaginato. Esercitiamo le nostre facoltà mentali superiori solo in funzione della partecipazione a comunità viventi con relativi trascorsi, conflitti e progetti. Sullo sfondo o in primo piano queste comunità sono presenti anche nel nostro più piccolo pensiero, sia che esse forniscano interlocutori, strumenti intellettuali (e materiali) o oggetti di riflessione. Conoscenze, valori e strumenti trasmessi attraverso la cultura costituiscono il substrato intellettuale e morale a partire dal quale i pensieri individuali si sviluppano, tessono le loro piccole variazioni talvolta producendo innovazioni importanti.….

E’ impossibile esercitare la nostra intelligenza prescindendo dalle lingue, dai linguaggi e dai sistemi di segni ( notazioni scientifiche, musicali, codici visivi, simbolismi) ereditati dalla cultura e utilizzati da milioni di persone. Ciascun linguaggio implica modi diversi di scomporre, categorizzare e percepire il mondo, contiene metafore che costituiscono ciascuna un filtro del dato e una piccola struttura interpretativa, e veicola un bagaglio di giudizi impliciti e di percorsi di pensiero già tracciati. … La nostra intelligenza possiede una dimensione collettiva preponderante, perché siamo esseri di linguaggio.…

Gli strumenti e gli artefatti che ci circondano incorporano la memoria antica dell’umanità. Ogni volta che li utilizziamo chiamiamo in causa l’intelligenza collettiva. Case, macchine, televisori e calcolatori rappresentano la sintesi di secoli di ricerche, invenzioni e scoperte, e cristallizzano i tesori di organizzazione e di cooperazione messi in atto per produrli effettivamente. Ma oltre ad essere delle memorie, gli strumenti sono anche dei dispositivi di percezione funzionanti su tre diversi livelli: diretto, indiretto e metaforico.

Funzionano direttamente gli occhiali, i microscopi, i telescopi, i raggi X, i telefoni, le macchine fotografiche, le cineprese, le televisioni, ecc. estendendo la portata e trasformando la natura delle nostre percezioni.

Funzionano indirettamente le automobili, gli aerei e le reti informatiche, per esempio, modificando il nostro rapporto col mondo, e in particolare con lo spazio e il tempo, così profondamente da rendere impossibile stabilire se ad essere trasformato sia il mondo umano o il nostro modo di percepirlo. Infine, gli strumenti e gli artefatti materiali offrono una quantità di modelli concreti, socialmente condivisi, a partire dai quali , per metafore, possiamo capire problemi e fenomeni più astratti.…

Infine, le istituzioni sociali, le leggi, le regole e i costumi che guidano i nostri rapporti hanno un’influenza determinante nel corso dei nostri pensieri. … La comunità scientifica, la Chiesa, la burocrazia statale e la Borsa incarnano ciascuna forme diverse di intelligenza collettiva, con modalità di percezione, di coordinamento, di apprendimento e memorizzazione diverse. Presiedendo ai generi di interazione tra individui, le “regole del gioco” sociale plasmano l’intelligenza collettiva delle comunità umane e le capacità cognitive delle persone che vi partecipano. Ogni essere umano è dotato di un cervello singolare, sviluppatosi in base a un modello simile a quello degli altri membri della specie.

Un aspetto dell’analisi di Lévy, al quale siamo particolarmente interessati,  è il tentativo di enucleare le caratteristiche comuni ai diversi tipi di virtualizzazione, al fine di giungere ad una definizione più appropriata della virtualizzazione stessa.

A) La prima di queste caratteristiche viene individuata nel distacco dall’hic et nunc ( Quì e ora ) , ovvero nello svincolamento dal luogo e dal tempo nei quali un fatto si svolge. Si potrebbe parlare, in altri termini di De-territorializzazione o de-localizzazione.

“ Quando una persona, una collettività, un fatto, un’informazione si virtualizzano, una sorta di disinnesco li stacca dallo spazio fisico e geografico consueto, nonché dalla temporalità dell’orologio e del calendario. … La sincronizzazione rimpiazza l’unità di luogo, l’interconnessione sostituisce l’unità di tempo “.

B) La seconda caratteristica della virtualizzazione è il passaggio dall’interno all’esterno e dall’esterno all’interno. Questo “ effetto Moebius “ si manifesta a più livelli: quello delle relazioni tra privato e pubblico, tra proprio e comune, tra soggettivo e oggettivo, tra carta e territorio, tra autore e lettore, …

C) La terza caratteristica  della virtualizzazione può essere individuata nella “problematizzazione”, ossia nel passaggio dalla soluzione di un particolare problema alla formulazione di un problema più generale, di cui il problema iniziale diviene un caso particolare.

Alla luce di questi tre criteri è difficile sfuggire alla conclusione che l’uomo  nella sua interezza di mente e corpo costituisce una vera e propria macchina capace di virtualizzare il mondo reale in cui agisce. Tutti i suoi sistemi di percezione sensoriale fanno in modo che il mondo esterno penetri nella sua mente sotto forma di “immagini sensoriali” .  Usiamo volutamente il termine “immagine”, di solito riservato alle immagini visive, per indicare tutte le rappresentazione mentali che il cervello elabora a partire dagli stimoli luminosi, acustici, termici, meccanici e  chimici provenienti dagli oggetti esterni. Visioni, suoni, odori,  sapori non esisterebbero se gli organi della vista, dell’udito, del tatto, del gusto e dell’olfatto non fornissero al cervello le informazioni necessarie.

Non è difficile riconoscere in tutti questi processi le tre caratteristiche della virtualizzazione: il passaggio (la de-localizzazione) di energia dagli oggetti all’osservatore, il formarsi di immagini interne che  guidano il soggetto nella sua continua interazione con il mondo esterno, il distacco dall’hic et nunc realizzato attraverso la memoria e il ricordo, la socializzazione attraverso la comunicazione, l’elaborazione di problemi sempre più complessi e generali. Tutte le immagini sono, pertanto, da considerarsi di natura virtuale; la produzione di virtuale inizia non appena il mondo reale esterno (materia ed energia) inizia la sua penetrazione negli organi di senso e nella mente dell’uomo. Reale e virtuale sono i due estremi del processo di interazione tra l’uomo e il mondo, le cui tappe cercheremo di riconoscere nello specifico caso delle immagini visive.

 

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