L’occhio

L’OCCHIO DELL’OSSERVATORE

Giunti a questo punto del nostro percorso, possiamo dire di esserci fatta una idea abbastanza convincente di come le sorgenti arrivano ad illuminare gli oggetti. La luce da loro emessa viaggia in linea retta, e una volta giunta sulla superficie di questi, si riflette  in maniera diffusa o speculare sugli oggetti opachi, si trasmette in modo parallelo negli oggetti trasparenti e in modo diffuso in quelli traslucidi.

Dobbiamo ora cercare di capire che cosa avviene nel secondo tratto del percorso: quello compreso tra l’osservatore e l’oggetto.

Perché l’occhio riesce a vedere l’oggetto illuminato?

E’ l’occhio che si proietta verso il corpo illuminato?

E’ la luce riflessa dall’oggetto che va verso l’occhio dell’osservatore? L’occhio e la luce si incontrano a metà strada producendo la visione?

Stavolta l’esperienza comune  non ci è di molto aiuto.

Se, con i “ fasci di polvere”, essa ci ha mostrato un collegamento visibile tra la sorgente e l’oggetto, non sembra voler fare altrettanto  per quanto riguarda il collegamento tra l’oggetto e l’osservatore.

Se, ad esempio, un fascio di sole attraversa le nuvole ed illumina un pezzo di prato verde, possiamo sollevare tutta la polvere che vogliamo, ma non riusciremo a “materializzare” alcun fascio di luce tra noi e la chiazza di verde che guardiamo. La sensazione è che gli oggetti rimangano isolati e distanti, separati da chi li osserva da un vuoto trasparente e incolmato.

Cerchiamo “lumi”, allora, nelle riflessioni che altri prima di noi, a partire dai filosofi greci, hanno svolto su questa complessa questione.  >>

10 pensieri su “L’occhio

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