La “metafisica” della luce: luce naturale e luce divina

LA “METAFISICA” DELLA LUCE: LUCE NATURALE E LUCE DIVINA

Nella visione biblica esistono due diversi tipi di luce: quella primordiale creata il primo giorno e quella naturale emanata dagli astri, creati solo al quarto giorno.

Anche nella più tarda visione medievale,  che Dante esprime nei primi versi del Paradiso, la luce emanata da Dio penetra in vario modo nell’Universo e risplende nei corpi celesti. Tutta la Divina Commedia e, più in generale, la storia delle Redenzione sono pervase dal potente simbolismo  della luce e dell’ombra.

La gloria di colui che tutto move
per l’universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
Nel ciel che più de la sua luce prende
fu’ io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là su discende. ( Paradiso, I. 1-6)

LA LUCE STRUMENTO DELLA CREAZIONE

METAFISICA_LUCEParticolarmente interessante per l’accostamento fra le tematiche scientifiche e quelle mistiche e spirituali è la tradizione inglese rappresentata da Grossatesta, Bacone, Scoto ed Occam.
Roberto Grossatesta, vescovo di Lincoln (1235-1253) insegnante ad Oxford, realizza una sintesi originale tra la visione della Genesi, il De caelo di Aristotele e le scienze fisico-matematiche (ottica e geometria).

Per Grossatesta la luce  non è solo il primo prodotto della creazione, ma è lo strumento corporeo che attraverso la sua espansione conferisce corporeità e dimensione alle diverse parti dell’Universo.
La sottile corporeità della luce diventa anche il tramite dei rapporti tra il pensiero astratto e la materialità del mondo corporeo terrestre.

LA LUCE VISTA DAGLI ARTISTI

Altrettanto interessante è l’esame del modo in cui gli artisti hanno cercato di tradurre nelle loro opere i concetti filosofico-religiosi dei loro committenti.

Nei mosaici del Duomo di Monreale il riquadro dedicato alla creazione dell’uomo (vedi immagine sopra) è particolarmente suggestivo per una riflessione sul ruolo della luce.

 “ Iddio disse : facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Genesi, 1. 27 )

“Allora il Signore Iddio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.”   (Genesi, 2. 7) 

Ciò che colpisce nel mosaico è la traduzione visiva del “soffio vitale”.

Essa è certamente più simile al percorso rettilineo di un raggio di luce, che non a quello più indefinito di una corrente d’aria ; a ben guardare, inoltre, il raggio sembra congiungere i due volti nel loro insieme, piuttosto che la bocca del creatore con le narici della creatura.
Non è azzardato ipotizzare che l’artista abbia inteso esprimere con un unico segno la duplice intenzione divina:  quella di dare vita all’uomo e quella di farlo a propria immagine e somiglianza.
E lo strumento privilegiato per produrre immagine e somiglianza non può essere altro che la luce.
Nel Nuovo Testamento si dirà che l’immagine perfetta di Dio è Gesù Cristo, che, risorto dai morti, ascende al cielo splendente di luce.

E’ nel prologo del Vangelo di Giovanni, che il rapporto creativo tra la parola, la vita e la luce viene dichiarato nella maniera più esplicita :

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. (Giovanni 1, 1-4)

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