L’Ottica di Euclide: prospettiva e raggi visuali

L’OTTICA DI EUCLIDE: RAGGI VISUALI E PROSPETTIVA  

Euclide 2

Vale la pena di ricordare, a questo proposito, i primi postulati dell’Ottica, nei quali Euclide elabora i concetti di raggio visivo  e cono visuale, che sono alla base della teoria del disegno prospettico.

1° – I raggi emessi dell’occhio precedono per via diritta.

2° – La figura compresa dai raggi visivi è un cono che ha il vertice nell’occhio e la base al margine dell’oggetto.

3° – Si vedono quegli oggetti a cui arrivano i raggi visivi.

4° – Non si vedono quegli oggetti ai quali i raggi visivi non arrivano.

5° – Gli oggetti visti sotto angoli maggiori, si giudicano maggiori.

E’ interessante notare come Euclide, estenda ai raggi visuali emessi dall’occhio la proprietà della propagazione rettilinea, che deve aver dedotto da osservazioni ed esperienze sulle ombre.

Non è chiaro, tuttavia, come egli conciliasse i due tipi di luce, quella proveniente dalle sorgenti e quella emessa dall’occhio.

LIMITI DELLA TEORIA PROIETTIVA

Quali sono i punti deboli e i punti forti di questa ipotesi?

Una obiezione fondamentale potrebbe riguardare l’incapacità dell’occhio di vedere nel buio.

Secondo questa ipotesi non si vedono gli oggetti che non possono essere raggiunti dai raggi visivi.

Se i raggi visivi sono una proiezione dell’occhio ( una sorta di sottile estensione del tatto ), il buio non dovrebbe impedire il con-tatto, così come non impedisce alle mani protese di sentire gli oggetti.

Possiamo anche pensare, come fanno i bambini, che il buio sia come un muro che ci impedisce di contattare l’oggetto, ma dovremmo ammettere che si tratta di un muro, ben poco consistente se è sufficiente la debole luce di una fioca sorgente per sgretolarlo.

Oppure, dovremmo pensare che la capacità proiettiva dell’occhio dipenda dal grado di oscurità presente nell’ambiente.

In entrambi i casi, comunque, la luce ambientale dimostra di svolgere un ruolo di importanza almeno pari a quello svolto dall’occhio.

CONTRIBUTI DELLA TEORIA PROIETTIVA

Il 4° e 5° postulato offrono, invece, un contributo importante per la comprensione della visione. Essi introducono, infatti, una distinzione importante tra le cose “come sono” e le cose “come appaiono”.

L’occhio dell’osservatore “giudica” la dimensione ( e la distanza ) degli oggetti in base all’ampiezza del cono visivo.

Questa capacità dell’occhio di “giudicare” (valutare) forme, dimensioni e distanze degli oggetti viene esercitata e rafforzata in ogni piccolo gesto della nostra vita quotidiana.

Ogni volta che tocchiamo o afferriamo un oggetto, noi portiamo la mano nel punto esatto in cui lo vediamo; quando cominciamo a rovesciare i bicchieri sulla tavola o a sbattere troppo spesso contro gli spigoli dei mobili cominciamo a preoccuparci del nostro stato neurologico ( o alcoolico ); quando riusciamo, viceversa, a centrare il canestro con la palla da basket o a fare un passaggio preciso con quella da football, la nostra capacità di stimare distanze e direzioni  mostra di essere particolarmente allenata.

“Ad occhio” e “ad occhio e croce” sono  espressioni comuni con cui ci si riferisce a questa capacità di giudizio particolarmente sviluppata in alcuni soggetti per la loro pratica di lavoro ( muratori, falegnami, sarti,  meccanici, chirurghi, … ) o di allenamento sportivo.

Si tratta di una funzione talmente raffinata e complessa, da farci chiedere come essa possa essere svolta da un organo relativamente semplice come l’occhio. E già, l’occhio come è fatto? Come funziona ?

C’é, sicuramente,  una contraddizione in Euclide che, da un lato semplifica l’occhio riducendolo  ad un semplice punto geometrico ( il vertice del cono visivo), dall’altro lo considera l’organo di una funzione di “giudizio” estremamente raffinata e complessa.

Se l’occhio sia capace di emettere quel “quid” che abbiamo, per ora, chiamato raggi visivi  o si limiti semplicemente a ricevere i raggi luminosi provenienti dagli oggetti è una questione che si può tentare di chiarire solo osservando un po’ più da vicino la sua struttura anatomica.

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