Critica della definizione di immagine “reale”

ANALISI CRITICA DELLA DEFINIZIONE DI “IMMAGINE REALE”

Una volta affermato che tutte le immagini sono per loro natura di carattere virtuale, ci proponiamo ora di sviluppare una analisi critica più approfondita della definizione corrente di immagine reale, che viene riservata alle immagini  raccolte sugli schermi e fissate in modo permanente attraverso il procedimento fotografico.

La fotografabilità sembra essere ritenuta, insomma, la caratteristica precipua dell’immagine reale.

E’ probabile che questa definizione non sia del tutto indenne dalla convinzione di senso comune che questo tipo di immagine “rispecchi la realtà” in maniera ancor più fedele di quanto possa fare lo stesso occhio  umano, anche nel caso si tratti di un occhio particolarmente allenato come quello di un pittore “iper-realista”, capace di produrre delle vere e proprie “copie” della realtà, mediante la rigorosa applicazione delle leggi della prospettiva e del colore ( per secoli la pittura ha ritenuto che questo dovesse essere il suo scopo principale).

Non ricorderemo mai abbastanza che nessun osservatore o dispositivo ottico “vede” le cose così come sono in realtà, ma “vede” soltanto l’immagine luminosa che i raggi di luce diffusi dagli oggetti producono sui foto-recettori del dispositivo ( occhio, schermo o macchina fotografica). Sarà, pertanto, necessario chiarire, che quando diciamo di un quadro o di una fotografia che “sembra vero”, non ci riferiamo all’oggetto originario, bensì alla visione “normale” che di quell’oggetto abbiamo quando lo osserviamo direttamente ad occhio nudo.

Viceversa diciamo che un quadro o una fotografia ci sembrano poco “realistici”, quando la visione che essi ci offrono si discosta da quella che l’occhio ci fornisce abitualmente. In altre parole, il termine di paragone del giudizio di “realismo” non è la realtà in sé, ma la normale visione diretta ad occhio nudo.

Abbiamo già chiarito, però, che la visione diretta, per quanto ci possa apparire tra tutte le visioni quella più “realistica”, è una visione di natura virtuale, in virtù della complessa elaborazione cerebrale che la produce.

Se, dunque, il termine stesso di paragone del giudizio di “realismo”, si dimostra essere  di natura virtuale, a maggior ragione dovrebbero essere di natura virtuale quelle visioni che dalla visione normale si discostano in maniera più o meno evidente.

LA FOTOGRAFIA “RISPECCHIA” LA REALTA’ ?

Si potrebbe obiettare, a questo punto, che l’immagine foto-grafica, in quanto ottenuta direttamente dall’azione dei raggi luminosi sull’emulsione fotosensibile, senza un apparente intervento dell’uomo,  possa essere assunta come un termine di paragone più “realistico” della visione diretta dell’occhio; sarebbe per questo almeno parzialmente giustificato l’uso del termine “reale” per questo tipo di immagine.

A questa obiezione si può rispondere osservando che questa immagine “reale” materializzata sulla lastra è, comunque destinata ad essere osservata e a ridiventare virtuale nel cervello dell’osservatore, ma riteniamo che siano necessari argomenti più consistenti, argomenti che possono esserci forniti solo dai fotografi, o meglio da coloro che hanno sviluppato una teoria più approfondita dell’immagine fotografica.

Gli autori a cui ci siamo rivolti per un chiarimento di tali questioni sono: Làszlò Moholy-Nagy ( Pittura fotografia film) , Andreas  Feininger  (La nuova tecnica della fotografia), Walter Beniamin ( L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica), Gisele Freund (Fotografia e società )Italo Zannier (Manuale di fotografia ).

Proprio dal confronto tra la visione normale dell’occhio  e la visione fotografica che questi autori sviluppano nelle loro opere, viene rafforzata la convinzione che l’immagine fotografica segni un ulteriore allontanamento dal reale, o meglio un ulteriore gradino dell’elaborazione virtuale, cosa che mette ulteriormente in crisi l’uso del termine reale per questo tipo di immagini, ed obbliga a cercare una diversa terminologia per definire in maniera più appropriata questi due diversi stadi del virtuale.

Cercheremo di riassumere le indicazioni più importanti che abbiamo ricavato dalla lettura delle opere citate, cercando di mettere in luce le principali operazioni del procedimento fotografico, che determinano gli elementi di un codice fotografico, capace di trasformare l’immagine fotografica in un vero e proprio messaggio formato da complessi di segni iconici.

 

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