Antiche ipotesi sulla visione

ANTICHE TEORIE SULLA VISIONE

In sintesi, sono state formulate tre diverse ipotesi.

La prima, che potremmo definire ipotesi proiettiva, ritiene che siano gli occhi a proiettare la vista fino all’oggetto, permettendo di percepirne la forma e i colori. Furono  i pitagorici ( Archita di Taranto) a formulare questa ipotesi, che Euclide ha formalizzato in modo rigoroso nella sua Ottica, parlando per primo di raggi visuali. Si tratta di una ipotesi molto radicata nel senso comune e rafforzata dal linguaggio corrente.

La seconda, che potremmo definire ipotesi emissiva, ritiene, invece, che siano direttamente i corpi ad emettere l’immagine, la quale  viene successivamente percepita dall’occhio. Furono gli atomisti  (Leucippo e Democrito) , più tardi ripresi, come abbiamo visto da Lucrezio, a pensare che dalla superficie dei corpi l’immagine completa ( eidola, simulacri ) si staccasse, portando agli occhi una fedele riproduzione  dell’oggetto.

Si tratta di una ipotesi che richiede un maggiore sforzo mentale, perché è meno sostenuta dall’esperienza comune.

La terza ipotesi, invece, appare come un tentativo di conciliare le prime due ipotesi, superandone i punti deboli di entrambe.

Fu Empedocle a ritenere che la visione fosse prodotta dall’incontro tra la luce emessa (o riflessa ) dagli oggetti e la vista proiettata dall’occhio.

Per Aristotele l’incontro tra la luce emessa dagli oggetti e la vista proiettata dagli occhi si realizza nel mezzo intermedio.

Ognuna di queste ipotesi  coglie un aspetto importante della questione e contribuisce alla costruzione della spiegazione scientifica che oggi diamo del processo della visione.

Cercheremo di esaminarle con la dovuta attenzione, perché esse si sono fortemente radicate nel senso comune, lasciando tracce profonde nel linguaggio quotidiano e, persino, in quello specialistico.

La consapevolezza delle idee e del linguaggio che le veicola è fondamentale per la costruzione di una maggiore chiarezza concettuale.

 

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