Immagine “reale”, un ossimoro?

HA SENSO PARLARE DI IMMAGINE “REALE” ?

Vedremo, quando cominceremo a riflettere sulle immagini che appaiono in uno specchio piano, che gli ottici hanno sentito il bisogno di qualificare quelle immagini come immagini virtuali , per distinguerle da quelle reali che  si formano sullo schermo di una camera oscura o sulla lastra fotografica. Un minimo di accortezza linguistica dovrebbe, tuttavia, avvertirci che queste specificazioni potrebbero non essere del tutto appropriate.

Se l’immagine, infatti, è il risultato di quella complessa elaborazione operata dal cervello in base agli stimoli luminosi pervenuti sulla retina, che bisogno c’è di aggiungere che quella elaborazione è virtuale, se per virtuale si intende che è “vista dall’osservatore”? Nella migliore delle ipotesi si tratta di una ripetizione superflua. Non sempre, tuttavia, “repetita juvant”, a volte si può creare confusione, soprattutto se contemporaneamente si introduce la specificazione contrapposta di immagine reale. In questo caso, invece, si rischia l’ossimoro. Se, infatti, l’immagine è etimologicamente “ciò che imita l’oggetto”, dire che l’immagine è “reale” lascia intendere che essa “rispecchia” la realtà così com’è. Abbiamo visto che così non è, perché ci troviamo di fronte ad una “imitazione” molto parziale, che riproduce in modo bidimensionale solo alcune caratteristiche dell’oggetto (forma e colore, ma non le proporzioni e l’orientamento). Oltre a ciò, non andrebbe dimenticato che anche l’immagine sullo schermo diventa immagine solo se qualcuno la osserva, cioè la trasforma in un oggetto mentale, cioè virtuale. L’immagine, insomma, è di per sé virtuale, non ha senso ripeterlo e nemmeno contraddirlo.

L’IMMAGINE “REALE” E’ UN OSSIMORO?

La distinzione canonica tra immagine reale ed immagine virtuale, che sembra essere stata introdotta negli anni ottanta del seicento. Fino ad allora si era parlato unicamente di immagini, senza ulteriori specificazioni

Ci limitiamo per il momento a questa prima analisi linguistica che ci segnala la possibilità di una contraddizione interna nella definizione di “immagine reale”; riprenderemo la questione quando entreremo nel merito teorico e sperimentale delle immagini fornite dagli specchi.

 

 

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