Trasparenti o traslucidi?

TRASPARENTE O TRASLUCIDO?

Passando ai campioni delle file 3 e 4 non avremo dubbi nel classificare il vetro e l’acqua dell’acquario come sicuramente trasparenti ( da trans= attraverso parere= apparire, mostrarsi ; insieme all’aria sono trasparenti quasi per antonomasia). Per quanto riguarda, invece, la carta da forno, la stoffa del paralume, il vetro smerigliato e il vetro appannato saremmo tentati di classificarli come trasparenti, ma non così trasparenti come i primi. Dove sta la differenza?

Sta nel fatto che che essi lasciano sì trasparire qualcosa, ma non così chiaramente come il vetro o l’acqua. Solo quando vengono posti a diretto contatto con l’oggetto retrostante, essi ci permettono di intravederne la forma, le linee e i colori. Usavamo questo accorgimento, prima dell’introduzione della fotocopiatrici, per ricalcare i disegni.

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Mettevamo sopra al disegno un foglio sottile di carta velina e ricalcavamo le linee con la matita (Fig. 1); era sufficiente, però, che la carta fosse sollevata di qualche millimetro (Fig. 2) o che fosse un po’ più spessa (Fig. 3), perché il disegno sottostante diventasse molto sfuocato; in questo ultimo caso, però, potevamo ricorrere ad un altro accorgimento, che era quello di tenere premuti i due fogli sovrapposti sul vetro della finestra: a quel punto il disegno appariva nitidamente, perché la luce esterna dopo aver attraversato il vetro (trasparente) della finestra “filtrava” attraverso i due fogli di carta lasciando “trasparire” il disegno. Possiamo dire, per questo, che i fogli di carta sono trasparenti alla pari del vetro? Certamente no. Essi permettono  in qualche modo alla luce di  attraversarli, ma non ci consentono di vedere gli oggetti che sono dall’altra parte ( a meno che non siano, appunto, posti a contatto diretto).

vetro appannatovetro_smerigliatoLa stessa cosa succede quando il vetro della finestra viene appannato dalla condensazione del vapore acqueo: la luce continua ad entrare, ma non possiamo più vedere cosa c’è fuori; lo stesso succede, ma stavolta in modo permanente, quando il vetro viene smerigliato, quando viene, cioè, passato ( su una o entrambe le superfici)  con lo smeriglio ( o  hercynite, un minerale nero-grigiastro durissimo, che ridotto in polvere viene incollato su carta o stoffa per renderle abrasive); lo stesso effetto abrasivo viene ottenuto mediante sabbiatura, cioè, sparando sul vetro un getto di acqua mista a sabbia.

Perché rovinare il vetro graffiandolo in questo modo? Per una questione di privacy: voglio ricevere luce dall’esterno, ma senza che altri possano guardarmi dentro casa. Poiché c’è sempre l’altra faccia della medaglia, quando saremo noi a voler guardare fuori, saremo costretti ad aprire la finestra. Per evitarci questo fastidio basterebbe far ricorso ad una tenda leggera, che possiamo aprire o chiudere a nostro piacimento.

Come distinguere, allora, la trasparenza “velata” di un foglio di carta velina, di un vetro smerigliato, di una tenda sottile da quella “nitida” del vetro e dell’acqua?

La lingua ha fatto ricorso al  ricorso al termine “traslucido”, che deriva da trans (attraverso) e lucere  (splendere). In tempi meno recenti si è fatto uso di un termine come “pellucido”, dal significato identico, in quanto deriva da lucido per (attraverso).

Traslucido si distingue da trasparente ( che fa apparire attraverso ), ma è pericolosamente assonante con lucido. Per evitare di incorrere in ulteriori equivoci sarà opportuno, pertanto, predisporre un breve glossario delle nostre definizioni, corredandolo con una piccola casistica .

 

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